I Comuni dell'area

Campolieto

Non è possibile precisare il tempo in cui ebbe origine il primo agglomerato urbano che probabilmente sorse in epoca medievale attorno al castello feudale, edificio tuttora esistente ma non più nella sua struttura originaria. Il Palazzo de Capua, voluto dal primo signore del feudo Roberto De Russa, ha subito numerose trasformazioni: l’austera fortezza normanna di XI secolo è stata trasformata in elegante palazzo di epoca rinascimentale, come riporta il signorile portale che ancora conserva la data del 1551.

Il Museo Civico “La Strina” di Campolieto nasce come spazio espositivo per oggetti appartenenti alla cultura quotidiana del ‘900.  Al suo interno è la mostra permanente che raccoglie gli oggetti del laboratorio pirotecnico di Francesco Paolo Paradiso (1866 – 1929), maestro dell’arte pirotecnica

Cercemaggiore

Cercemaggiore è il più alto dei paesi della Valle del Tammaro, i suoi mille metri rendono l’abitato un punto di riferimento per i territori circostanti e assicurano agli abitanti la luce e il calore del sole che per ultimi lo vedono tramontare dietro le cime del Matese. L’abitato ha origine presumibilmente in epoca longobarda mentre il nucleo attuale risale al periodo normanno; tuttavia, le testimonianze archeologiche attestano la presenza umana sin dall’epoca preistorica fino a quella sannitica e romana.

Nel XV secolo fu edificato il santuario dedicato alla Madonna della Libera dove ancora oggi si conserva un’antica e pregevole statua lignea della Vergine. Il 2 luglio è il giorno in cui l’intera comunità cercese si riunisce per omaggiare Maria in una delle tradizioni più sentite da parte della popolazione

Gambatesa

Gambatesa è un paese collinare che affaccia sulla valle del fiume Fortore, regalando una bellissima visuale sul lago di Occhito. L’origine del centro abitato va collocata in epoca medievale quando ebbe inizio la costruzione del castello. Leggenda vuole che il nome provenga da un difetto fisico del primo feudatario: Riccardo di Gambatesa.

Nel cuore del centro storico è collocato il suggestivo Castello Di Capua in cui è possibile ammirare un importante ciclo di affreschi rinascimentali realizzati da Donato da Copertino che decorano tutte le stanze. Gambatesa è celebre per l’antichissima tradizione di Capodanno: “I Maitunat”: la popolazione, organizzata in “squadre”, gira per il paese intonando stornelli improvvisati dedicati ai padroni delle case in cui fanno visita

Gildone

Il paesaggio che circonda Gildone è quello tipico della collina molisana: campi coltivati si alternano ad appezzamenti lasciati al pascolo, mentre i boschi che ricoprono una buona parte di territorio. Il territorio di Gildone era già abitato in epoca sannitica, come è testimoniato dal ritrovamento di una necropoli e reperti recuperati in località Morgia della Chiusa, ma le origini dell’attuale insediamento risalgono all’epoca longobarda.

Una delle tradizioni a cui la popolazione gildonese è più legata è la Festa del pane: ogni anno, il 13 giugno, in occasione di Sant’Antonio di Padova, grandi cesti colmi di pane vengono portati in processione dalle donne del paese

Jelsi

Si ritiene che il nome più antico del paese sia Tibicza poi trasformato in “Terra Gyptie”, in seguito “Ielsi”, appellativo risalente al Regno delle Due Sicilie, fino alla grafia attuale Jelsi. Il paese ha avuto origine nel XIII secolo: fulcro dell’abitato è il palazzo ducale, l’annessa Cripta dell’Annunziata, con gli affreschi del XIV secolo, e la Chiesa madre di S. Andrea Apostolo.

Jelsi è conosciuto come “Il paese della festa del grano”, importante tradizione legata al culto di Sant’Anna in cui traglie trasportate da buoi e carri allegorici, adornati con spighe e chicchi di grano, sfilano per le strade del paese

Macchia Valfortore

Macchia Valfortore è un borgo medievale sorto vicino al fiume Fortore. Il territorio è posizionato sulle rive del lago di Occhito, uno dei bacini artificiali moderni più grandi d’Europa, situato lungo il confine geografico tra il Molise e la Puglia.

Di notevole interesse culturale è il Polo Ecomuseale costituito da tre iniziative distinte diffuse prevalentemente nel centro storico e nel territorio limitrofo: il Museo Civico di Storia Naturale della valle del Fortore, l’Ecomuseo “La casa, i Mestieri e la Cultura della Memoria” e l’Antico Mulino ad Acqua della famiglia Di Iorio.

Monacilioni

L’antico villaggio sorgeva in prossimità di una chiesetta dedicata a S. Monachi Leonis da cui prese il nome di Castro Monachi Leonis. L’antico centro storico è stato distrutto dalla imponente frana del 1961. Le cosiddette “case spallate”, come gli abitanti definiscono le macerie del centro, sono diventate elemento caratteristico del paese.

Le celebrazioni in onore di Santa Benedetta si protraggono dalla metà del XVIII secolo, da quando nel 1752 giunse in paese la reliquia della Santa. Il profondo legame che unisce la popolazione alla sua protettrice si celebra la terza domenica di maggio con la caratteristica “Sagra della soppressata”

Pietracatella

Pietracatella è arroccato su di uno sperone roccioso che dagli abitanti del luogo, i pietracatellesi, denominano “Morgia”. Da qui è possibile ammirare un vasto panorama: l’abitato domina la valle del Tappino. Pietracatella, nome dato dall’unione di due antichi borghi medievali, Pietra e Catella, unitisi probabilmente nel XV secolo quando, a causa del terremoto, gli abitanti di Catella preferirono trasferirsi nel casale vicino, dove oggi è il paese.

Ogni anno, il martedì dopo la Pentecoste, si celebra la Festa della Madonna di Costantinopoli chiamata anche “Madonna della ricotta” per l’usanza di raccogliere grandi quantità di latte, offerto dagli allevatori, che viene trasformato in formaggio e ricotte da offrire a tutti

Riccia

Riccia è il comune più popoloso della Valle del Fortore. Circondato dell’importante Bosco Mazzocca, si colloca il centro storico con il “Piano della Corte”, un’elegante piazza rinascimentale, definita perimetralmente dalla presenza di tre fabbricati: il Magazzeno, che oggi ospita il Museo delle arti e delle tradizioni contadine, la Torre del castello che domina sull’intero territorio e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Sono tante le tradizioni che uniscono la comunità riccese durante tutto l’anno, tra queste ricordiamo la celebre “Festa dell’Uva” che si tiene ogni anno la seconda domenica di settembre in cui sfilano carri allegorici decorati con chicchi d’uva

Il paese nacque come castro dei longobardi nel X secolo, in cui risale la costruzione del castello medievale di Pianisi. Nel tardo medioevo gli abitanti del borgo superiore di Pianisi si trasferirono nell’attuale centro abitato che fu rinominato, appunto, Sant’Elia a Pianisi. Nel convento di Sant’Elia a Pianisi visse, per un periodo della sua vita, San Pio da Pietrelcina.

La rappresentazione della Passione Vivente di Sant’Elia a Pianisi inizia la sua storia nel 1993. La storia continua ancora oggi con maestranze e figuranti che lavorano con devozione nel mettere in scena gli ultimi eventi della vita di Cristo. Una tradizione che coinvolge l’intera comunità, dai bambini agli adulti, che vi partecipa con forte senso religioso e impegno

Le origini di Toro risalgono al secolo XI quando passò con tutte le pertinenze alla Badia di Santa Sofia di Benevento. Fino al 1785 il paese rimase centro ecclesiastico governato dagli abati beneventani che assicurarono ai cittadini il privilegio di essere esentati dalle contribuzioni fiscali statali. Per questo motivo e per la sua posizione strategica nei pressi del Tratturo Castel di Sangro-Lucera, ha goduto nei secoli di un relativo benessere. Degno di nota è il Convento di Santa Maria di Loreto al cui interno sono conservate statue, affreschi e dipinti di pregevole fattura.
È usanza antica a Toro, citata già in documenti del Settecento, accendere i fuochi in onore di Sant’Antonio di Padova nei tredici giorni che portano alla festa del Santo, il 13 giugno

Tufara

Il suo territorio, al confine con Puglia e Campania, si estende dal fondovalle del Fortore sino alla località Bosco Pianella. A oriente i confini del territorio comunale superano il corso del Fortore così da inglobare un piccolo settore dei monti della Daunia. Il centro del paese sorge su una grande rupe di tufo ed è sovrastato dal castello longobardo e dal campanile della chiesa madre. Le origini risalirebbero al X secolo quando è citato come Roccia Tufacea, mentre nei registri angioini del 1320 è annoverato come Topharia.

E’ il paese di San Giovanni Eremita, uno dei più grandi asceti del periodo medievale, che nacque qui nel 1084 e oggi divenuto Santo della Valle del Fortore. Tufara è conosciuta inoltre per il suo carnevale legato da secoli alla Maschera del Diavolo

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PIAZZA UMBERTO I, 42
86015 JELSI (CB)
e-mail: info@areasnaifortore.it

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